Art 18 sotto tiro?=la democrazia sotto tiroPer il governo pensa solo di ascoltare le parti sociali e poi decidere senza alcuna mediazione. Anticipazioni e bozze dei temi sul tavolo. La riforma del mercato del lavoro preannuncia un «contratto unico di ingresso». Tre anni senza vere garanzie, poi forse... Cgil, Cisl e Uil chiederanno invece il contratto d'apprendistato Read more...
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| Napoli: LA CGIL CHE VOGLIAMO: |
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| Domenica 20 Dicembre 2009 21:44 |
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LA CGIL CHE VOGLIAMO: 1)Il documento alternativo a quello di Guglielmo Epifani chiede un profondo cambiamento nelle scelte e nei comportamenti della Cgil. I no della Cgil alla controriforma del sistema contrattuale e alle scelte economiche e sociali del governo non possono rimanere casi a sé stanti. Essi invece devono produrre una politica comune di tutta la confederazione e questo è proprio quello che sinora non è avvenuto. Il documento alternativo dichiara con chiarezza che la Cgil deve considerare conclusa la lunga fase della concertazione e deve ricostruire una libera capacità di contrattazione, senza vincoli né a livello nazionale né a livello aziendale. Una scelta di autonomia che ha lo scopo di far crescere il salario reale senza scambi sulla produttività. Di estendere i diritti, e lottare contro la precarietà, per migliori condizioni di lavoro e di vita. La scelta del superamento della concertazione è l'asse strategico sul quale bisogna muoversi e sul quale, invece, non si attesta l'attuale maggioranza della Cgil. Difatti l'attuale maggioranza si muove in una logica parallela e subalterna all'accordo separato sul sistema contrattuale preparandosi ad accettarlo o a subirlo; 2) l'attuale maggioranza Cgil continua in una linea che esclude dal conflitto la Confindustria e il sistema delle imprese, concentrando unicamente sul governo le proprie critiche. E' questo un punto di profondo disaccordo. E' giusto lottare contro la politica economica del governo Berlusconi, ma è un errore gravissimo ignorare che essa è ispirata dalla Confindustria e dal sistema delle imprese e, quando viene da esse criticata, ciò accade perché si vuole una politica ancora più contraria agli interessi del mondo del lavoro. Così come è sbagliato dimenticare che i danni che il liberismo ha fatto al mondo del lavoro in Italia si sono accumulati in più di vent'anni di politiche di concertazione. Per questo la scelta della contrattazione e del conflitto e la conseguente richiesta alla Cgil di cambiare rispetto al modello concertativo, rappresentano un punto di partenza fondamentale per superare la crisi attuale del sindacato e fronteggiare l' offensiva del padronato. 2. Il documento alternativo sceglie con chiarezza, senza ambiguità o contraddizioni del testo di maggioranza, la democrazia sindacale fondata sul referendum per le piattaforme e gli accordi, e sulla partecipazione reale delle lavoratrici e dei lavoratori alle scelte sindacali. A parole tutta la Cgil condivide questa scelta, nei fatti non è così. E il rigore democratico della mozione alternativa rappresenta un punto fermo indispensabile per costruire una nuova fase di contrattazione. La priorità data alla democrazia chiarisce anche, senza equivoci, la questione dell'unità sindacale. Il documento "La Cgil che vogliamo" reclama con nettezza la sburocratizzazione dell'organizzazione. Il che significa il decentramento delle risorse verso il territorio, l'accorpamento dei sindacati di categoria, maggiori spazi di potere e consultazione, anche in forme nuove, per i delegati e gli iscritti. Si deve ricostruire, accanto alla democrazia di tutti i lavoratori sulle piattaforme e sugli accordi, la democrazia degli iscritti nella vita interna dell'organizzazione. E' necessaria una Cgil davvero vicina in ogni momento alle sofferenze, ai problemi, alle lotte concrete delle lavoratrici e dei lavoratori, dei disoccupati e dei precari, delle pensionate e dei pensionati. Questa scelta deve fondare la totale indipendenza della Cgil dagli schieramenti politici e ancor di più dai partiti. La Cgil che vogliamo non è indifferente alla politica e alle scelte dei governi, ma non fiancheggia nessuno, né concorre alla formazione di partiti e movimenti, magari per collocare in essi i propri dirigenti. Ecco perche' bisogna sostenere con forza la mozione "LA CGIL CHE VOGLIAMO" Salvatore Tinto Dirigente Provinciale della FP-CGIL Provincia di Napoli La Rsu Cgil di Pozzuoli Pellilli Antonio |
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